La banda larga LTE di Linkem

Il topo è l’obiettivo di portare la banda larga al numero più alto di persone, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, riducendo il divario che allontana l’Italia dai Paesi infrastrutturalmente più dotati. L’azienda garantisce una velocità reale di 19 mega, paragonabile a quella che si ottiene con la fibra ottica fino all’armadio stradale e poi con il cavo di rame fino all’appartamento.

“Oggi abbiamo 290 mila abbonati, con un ingresso di 10 mila al mese – dice Davide Rota, 47 anni, un passato di manager in Procter & Gamble, fondatore e presidente di Linkem – e copriamo tutta l’Italia. Siamo partiti dalle regioni del Mezzogiorno, quelle più svantaggiate dal punto di vista infrastrutturale, e ci siamo via via allargati al Nord, lungo l’asse dell’autostrada A4, fra Torino e Verona. Milano e Roma non sono state ancora coperte”.

E’ interessante osservare l’evoluzione dell’offerta e della domanda. Oggi la connessione Linkem costa 25 euro mensili e può essere postpagata, con l’abbonamento, o prepagata. “All’inizio ci siamo rivolti a famiglie che vivevano in zone non raggiunte dall’Adsl e a quelle che, per motivi economici, avevano abbandonato la linea fissa. Oggi invece guardiamo a un pubblico prevalentemente non in digital divide, cioè che può scegliere tra offerte diverse, e gli diamo performance simili al cavo a un costo un po’ inferiore. Soprattutto, poiché la rete è nostra dall’inizio alla fine, gli garantiamo certezza nei tempi di attivazione”.

Dal punto di vista azionario, il presente è migliore del passato. All’inizio infatti c’era Sopaf, la finanziaria, fallita nel 2012, dei fratelli Giorgio, Aldo e Ruggero Magnoni, scalatori di Telecom Italia con Roberto Colaninno, al centro di uno scandalo che ha coinvolto anche l’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti, e il suo presidente Andrea Camporese.

I soci principali oggi sono due fondi americani: Leucadia, quotato a Wall Street, con il 50%, e Ramius (come il comandante di “Caccia a Ottobre Rosso”), con il 25%. Il resto del capitale è ripartito fra l’italiana 2G Investimenti della famiglia Tabacchi (gli ex proprietari della Safilo) e il management.

Rispetto ai big delle telecomunicazioni Linkem è una piccola impresa. La sua crescita dimostra però che, grazie al calo dei prezzi delle tecnologie come l’Lte, prodotte da Huawei, Nokia-Alcatel-Lucent e Zte, l’obiettivo di estendere le connessioni in banda larga può essere raggiunto in modi diversi. C’è insomma spazio per molti attori, grandi e piccoli.

 

Fonte: http://estory.corriere.it/2015/10/22/linkem-e-la-banda-larga-in-lte/

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