WiMAX in Italia: promesse, intrighi e prospettive future

Il WiMAX al centro dell’attenzione di tutta la Nazione. Gli attori della vicenda sono gli operatori, le licenze, il Ministero dello Sviluppo Economico e la notizia, già trapelata on line, del rinnovo delle concessioni sulle frequenze per altri due anni. In questi giorni si è tenuto un vertice tra gli operatori, che hanno acquistato all’asta ministeriale le licenze d’uso per le frequenze 3,4-3,6 Ghz da destinare al WiMAX, ed i vertici del Ministero.

In teoria si sarebbe dovuto discutere del rinnovo dei termini di scadenza delle stesse per tutti gli operatori interessati, anche se in gran parte inadempienti rispetto agli obblighi vincolanti derivati dall’acquisto delle stesse, per favorire lo sviluppo di questa tecnologia in Italia. Il motivo di tale proroga  si dovrebbe identificare nel fatto che gli operatori abbiano dovuto sostenere, a loro esclusivo carico, gran parte dei costi necessari per il lancio di una nuova tecnologia. In un periodo di crisi economica riconosciuta a livello globale e con l’imposizione di destinare i primi investimenti nelle aree in digital divide storicamente definite, dai tradizionali operatori di tlc, a fallimento di mercato.

Una strada, quella ipotizzata dal Ministero, che favorirebbe i ritardatari in barba ai sacrifici fatti dai pochi (Linkem e Mandarin WiMAX Sicilia) che invece, pare, siano in piena regola con gli obblighi ministeriali e per i quali non è previsto alcun incentivo per il traguardo raggiunto.

Dicevamo in teoria. In pratica l’attenzione dei media si è risvegliata con forza a causa della partecipazione della famiglia Gheddafi tra le società costituenti il Gruppo E-Via, meglio noto come Retelit, assegnatario delle licenze di gran parte del Nord Italia, della Romagna e della Toscana. Una presenza scomoda, in periodo di guerra, di accordi internazionali e di ipotetici intrichi politici tra Italia e Libia, a tal punto da far balzare alla cronaca l’avvenuta anticipazione, sul sito ufficiale di Retelit, della decisione del Ministero. Con più di un mese di anticipo rispetto a tutti gli altri attori del WiMAX italiano.

La paura è che questa tecnologia, che ha dato ottimi risultati sia per prestazioni sia nella lotta al digital divide in Sicilia con Mandarin e nelle dodici regioni in cui Linkem ha agito nel precedente biennio, possa essere trascinata in un boom mediatico solo per una partecipazione azionaria di troppo che nulla ha a che fare con il WiMAX e con la sua affermazione nel nostro paese.

Premiare ed incentivare chi ha dimostrato di poter fare bene sarebbe il minimo. Dare una nuova opportunità ai precedenti operatori inadempienti o rimettere in vendita le licenze di questi ultimi sarebbe, comunque, logico. Ma solo davanti a piani di copertura supportati da basi economiche solide e progetti promettenti ed attuabili. Vecchi o nuovi licenziatari conterebbe poco.

Che il WiMAX italiano rischi lo stallo o la prematura scomparsa per colpa di chi non è stato in grado di realizzare ciò che si era prefissato sarebbe assurdo. Ancora di più davanti al successo di chi ha dimostrato di crederci veramente.

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