MEDIASET E L’ASTA PER SUPER INTERNET

Prima che la campagna elettorale entri nel fuoco delle polemiche, e magari che Silvio Berlusconi tomi davanti alla lavagna in tv per annunciare un nuovo piano di “grandi opere” irrealizzabili o che il cosiddetto “ambientalismo del fare” consumi quello che resta del territorio italiano, converrà ricordare a tutti i contendenti che c’è un’infrastruttura invisibile immaterialee relativamente poco costosa, di cui il Paese ha urgente bisogno e cheinvece è rapidamente realizzabile: si chiama “broadband”, bandalarga, vale a dire Internet veloce. Tanto più che proprio domani si terrà al ministero delle Conmunicazioni l’asta per l’assegnazione delle frequenzeWI-Max, la connessione senzafili, per collegare le zone tuttora scoperte come quelle montane e rurali. Esi tratterà anche qui di garantire che un bene pubblico come l’etere venga gestito correttamente, piuttosto che essere sfruttato per interessi privati. Parliamo cioè di quelle” autostrade informatiche” che servono certamente più della controversa autostrada della Maremma. Di quella Rete intangibile che può rendere molto più delle licenze o dei condoni per costruire o sanare vìllettopoli, abusi edilizi ed ecomostri. Una “grande opera” da completare e diffondere al più presto, per dare un impulso immediato all economia nazionale alla produzione e ai consumi, anche a costo di decretare una “moratorìa”, di fornire una super-Internet gratis a tutti per un anno, di ìncentìvare ulteriormente l’acquisto del computer o di promuovere l’alfabetizzazione digitale di massa. Nell’ ultimo anno e mezzo, sotto la guida di Paolo Gentìlonì, il mìnìstero delle Comunicazioni ha già avviato un programma imperniato sulla banda larga come “motore di sviluppo e servizio universale”.Ma al 30 giugno scorso ben 3506 comuni su un totale di 8101, pari a circa un terzo del territorio, rientravano nel cosideetto “digital divide” (divario digitale), cioè non erano raggiungibili dall’Adsl. E il consuntivo, al31 ottobre scorso, indica che è stata completata la progettazione preliminare per circa 1.790 chilometri di rete in fibra ottica; è stata elaboratala progettazione defrnitiva per circa 1.590 chilometri d’infrastrutture e quella esecutiva per oltre 1.430 chilometri, con un impegno di 78 milioni di euro d’investimento e l’apertura di 165 cantieri di scavo e posa inopera.In un Paese con le caratteristicheorografiche dell’Italia, contanti rilievi e tante isole, molto resta ancora da fare per azzerare definitivamente il “digital divide”. L’asta di domani per le frequenze Wi-Max sarà un passaggio complementare per estendere la connessione veloce senza fili anche alle aree più svantaggiate, difficilmente raggiungibili o poco remuneratìve, distribuite a macchia di leopardo sullo Stivale. In questo caso, le “due Italie” non corrispondono infatti alla storica divisione tra Nord e Sud, ma alle differenze naturali del territorio: in una regione montuosa come il Piemonte, per esempio, i Comuni in “digital divide” sono 578 su un totale di 1.206 (48%),contro i63 su 258 dellapianeggiante Puglia (24%). Ed.è già annunciato che il 2008 saràl’anno della copertura integrale della bandalarga in Sardegna.

Sono l79 le offerte iniziali presentate al ministero delle Comunicazioni per le 35 frequenze (o meglio, diritti d’uso) WI-Max: 14 per le macro-regioni in cui è stata suddivisa la Penisola (due per ciascuna) e 21 su base regionale o provinciale. Al momento, l’ammontare complessivo è di 48 milioni e 800 mila euro, ma ora la gara procederà per rilanci competitivi. In Germania, sono arrivati alla fine a 60 milioni e in Francia a 120. Elencate in una tabella pubblicata nel sito del ministero, le offerte sono state in totale 48. Nella lista finale figurano l principali operaton del settore, come Telecom Wind e Fastweb, insieme ad altri soggetti tra cui Ariadsi Spa e Toto costruzioni. Ma spicca fra tutti la presenza di Elettronica Industriale, una società del gruppo Mediaset, che partecipa all’assegnazione delle frequenze sia per le macro-regioni sia per le altre aree regionali o provinciali. Tanto da suscitare, oltre alla sorpresa iniziale dell’Autorità sulle Comunicazioni, l’allarme dei concorrenti minori in ordine all’esito della gara.

Se l’interesse di Mediaset peri lWi-Max corrisponde alla volontà di diversificare il proprio impegno, dalla televisione a Internet, in caso dì aggiudicazione questo rientrerebbe nell’esercizio dei suoi diritti. Ma se invece le frequenze fossero usate solo pertrasportare il segnale per la televisione digitale terrestre, come temono alcuni, ciò contrasterebbe con gli scopi previsti dal bando di gara. Nella stesso disciplinare d’asta, infatti, si legge all’ articolo 3.1 che le frequenze in questione non possono essere utilizzate “per servizi di fornitura di rete di comunìcazìoni le elettronica” e quindi per la trasmissione televisiva. C’è il sospetto, invece, che anche il Wi-Max possa servire a Mediaset per sfruttare a fini pubblicitarile sinergie fra tv, internet e fonia, rafforzando ulteriormente la sua posizione dommante sul mercato nazionale delle telecomunicazioni.

Fonte: La Repubblica

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